E se mi ha stupito, perché inattesa la partecipazione al voto, il successo ottenuto tradotto in quantità di voti espressi, non mi stupisce di certo se ai voti sostituiamo una così massiccia richiesta di cambiamento da parte della popolazione cui il PD ha risposto con il suo essere utile.
L’obiettivo iniziale era quello di far ripartire il complesso meccanismo incentrato sulla fiducia del cittadino nei confronti della politica in genere, da intendersi come servizio e come tale da difendere dalle oligarchie radicate, al fine di restituire fiducia a tutte quelle persone che desiderano prestare il proprio impegno per passione civile e che non hanno mai inteso la politica come fonte di privilegi personali, spesso di natura meramente economica, bensì come strumento di programmazione e di progettualità.
La mia partecipazione al nuovo progetto è stata espressione di una profonda riforma della politica, vissuta e praticata come servizio per la collettività; per me non ha significato semplice appartenenza ad un partito bensì vera e propria partecipazione ai processi di riforma del partito e della sua politica.
Credo di aver vissuto in maniera particolare la nascita del PD; il mio entusiasmo è stato scalfito solo dalla stanchezza mentre nel lungo tour che ci ha visti in giro per tutta la provincia, non era difficile incontrare persone il cui volto era contrassegnato dallo scetticismo e che riuscivano a parlare solo in termini di antipolitica. Basti pensare alle centinaia di persone che hanno sottoscritto le proposte di Grillo per una moralizzazione della politica. Credo che lo scetticismo sia derivato per costoro solo da una incapacità propositiva. Antipolitica non è rifiuto, non è insoddisfazione fine a se stessa; la partecipazione al nuovo progetto di tutti noi, associazioni, DS e Margherita è stata l’espressione di una profonda riforma della politica che ha dato un senso positivo all’insoddisfazione diffusa, trasformandola in partecipazione